Inserito da: markinho | Gennaio 20, 2009

Un mercoledì di settembre

Questa breve storia inizia un mercoledì mattina di settembre.

Il vento spira dal mare con un’insolita energia. Compiendo allegre giravolte supera il porto, indugia un attimo di fronte ad un vecchio bar poi, dopo aver rubato un po’ di aroma di caffè, riparte veloce verso la sua prossima preda: una pescheria di piazza Cavour a cui sottrarre un po’ dell’inconfondibile odore di pesce fresco. Non domo continua il suo viaggio incanalandosi per uno dei caruggi fino ad arrivare ad accarezzare le narici di una minuta ragazza che risale lentamentente la leggera salita.

È qui che noi lasciamo proseguire il vento per la sua strada e iniziamo invece a seguire la fanciulla.

Ciò che attrae l’attenzione sono la sua espressione completamente assorta e la sua andatura leggermente claudicante.
La prima è dovuta ai suoi pensieri: sta ripassando mentalmente la partitura sulla quale dovrà cantare. Ha ripreso da poco le lezioni di canto e ne è talmente felice da dedicargli tutte le sue energie.
La seconda è dovuta alla ginocchiera che porta nella gamba sinistra. Anche se i medici hanno detto che potrebbe toglierla e oramai gli è più di impaccio che altro, lei ancora non lo ha fatto perchè non si sente abbastanza sicura. Teme possa cedergli il ginocchio e, un po’ sorda ai pareri altrui, preferisce non rischiare.

La ragazza imbocca una via sulla sinistra e si dirige verso piazza De Ferrari, è talmente concentrata sulla musica che le danza nella testa da non accorgersi del piccolo pettirosso che, dopo averle svolazzato attorno per un attimo, le si appoggia sulla spalla.
Solo al cinguettare dell’uccello la giovane se ne avvede.
A quel punto il suo viso si illumina di stupore e tenerezza:
<<Ciaooo piccolo>>
esclama con quella sua voce dolce come il suono di un flauto.
<<Ciao cara>>
risponde il pettirosso.

Già! Non sto scherzando. Magari penserete che mi stia sbagliando o che la mia sia solo una prosopopea per rendere più interessante la storia.
No credetemi! Quel pettiroso parla! E non ha finito:

<<Forse tu non mi riconosci ma io so bene chi sei e quello che hai passato. Sono venuto a trovarti diverse volte in questi lunghi mesi. Ti spiavo dalla finestra sai. Ho seguito le tue vicissitudini, la determinazione della tua lotta, l’incubo dei tuoi momenti di sconforto e le gioie delle tue conquiste.>>
La ragazza lo guarda ammutolita.
<<Immagino tu abbia capito che non sono un semplice pettirosso. Diciamo che ho assunto questa forma solo per comodità. Dopo tutto quello che hai passato ci tenevo a conoscerti di persona e lo faccio proprio oggi per un motivo ben preciso. Quando svolterai quell’angolo lì a 50 metri avrai, chiamiamola così, la tua occasione di riscatto. Mi raccomando: dimentica il passato e apri il tuo cuore. Questa volta sarà per sempre.>>
La fanciulla vorrebbe ribattere qualcosa, chiedere spiegazioni, ma l’uccello apre le ali e spicca il volo lasciandole solo un’ultima frase:
<<E getta quella ginocchiera una volta per tutte!>>

La ragazza è paralizzata. I pensieri nella sua testa sono talmente tumultuosi che non sa che fare.
Passano almeno due minuti.
Poi, lentamente, si appoggia al muro, si toglie la scarpa sinistra, alza leggermente la lunga gonna bianca, armeggia un po’ con la stupida ginocchiera e finalmente la sfila e la lascia cadere a terra.
E assieme alla ginocchiera cadono tutte le paure e i dolori che si porta dentro. Le paure e i dolori che ha accumulato negli anni della sua ancora giovane vita.

Si guarda attorno e il suo sguardo si ferma sull’angolo indicato dal pettirosso. Capisce che il destino è lì che la aspetta e mentre il cuore inizia ad accelerare il battito il suo sorriso solare si allarga.

La nostra storia finisce qua… con la ragazza che se ne va via leggera che pare volare.


Risposte

  1. Ma è meravigliosa!

    Sarà perché conosco la protagonista… e forse pure il pettirosso!

  2. già, meravigliosa. E poi il primo paragrafo è da vero scrittore.

  3. Il tuo racconto è molto bello!complimenti!!!

  4. Grazie troppo gentili!
    Fa davvero piacere ricevere i vostri complimenti.
    Certo il piacere più grande è stato leggerla alla musa che mi ha ispirato… :)


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